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LE ULTIME NOVITA' DI ALASSIO iTEK

NELL'UNIVERSO NON SI FANNO I POP-CORN

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 La risposta al quesito di un nostro lettore...

di Andrea Sicco

Premessa:
Un giovane lettore di ALASSIO iTEK ci chiede di "spiegargli e fargli comprendere quale sia la causa del fenomeno grafico che si visualizza sullo schermo del televisore quando sintonizzato su un canale inutilizzato..."



Ritenendo interessante il quesito proposto, oltre a rispondere al singolo lettore, pubblico la risposta sulla pagina web e colgo l'occasione per ringraziare e salutare tutti, augurando: "BUON NATALE E FELICE 2015".



Nel 1965, tramite il metodo di osservazione diretta a sostegno della teoria del "big bang", si scoprì l'esistenza di un debole fondo di radiazione a microonde che pervadeva tutto lo spazio. La radiazione cosmica di fondo a microonde è analoga a quella presente nel proprio forno a microonde ma meno intensa e la si può osservare sintonizzando la tv su un canale non utilizzato. Una piccola percentuale di quello strano e curioso "effetto neve" che si manifesta sullo schermo è prodotto dalla radiazione residua dell'universo primordiale, minuscolo, estremamente caldo e denso che sarebbe esistito poco dopo l'attimo del *big bang. Tale radiazione fu scoperta casualmente dagli scienziati dei Laboratori Bell, durante il tentativo di eliminare quel disturbo dalla loro antenna per microonde. Inizialmente si pensò che lo strano fenomeno fosse una conseguenza delle deiezioni da parte dei volatili che si appollaiavano continuamente e ripetutamente sull'antenna, successivamente si comprese che l'origine del problema era, in realtà, da imputare ad una radiazione cosmica residua.
Dopo il big bang, l'universo, espandendosi, si raffreddò finchè la radiazione si ridusse al debole residuo che si può oggi osservare. Facendo un paragone pratico, per pura curiosità, queste microonde potrebbero riscaldare il cibo fino a circa -270 gradi Celsius (3 gradi sopra lo zero assoluto), non risultando quindi utili per fare i pop-corn. Secondo la teoria, durante il primo minuto, e poco più, l'universo sarebbe stato più caldo del centro di una stella e l'intero cosmo avrebbe funzionato come una sorta di reattore a fusione nucleare. Le reazioni sarebbero cessate quando l'universo si sarebbe sufficientemente dilatato e raffreddato. Questo processo avrebbe dovuto produrre un universo composto prevalentemente di idrogeno, il 23 per cento circa di elio e tracce di litio, tutti gli elementi più pesanti, all'interno delle stelle, furono sintetizzati più tardi. Si evidenzia che il calcolo è piuttosto coerente con le quantità di idrogeno, elio e litio che si osservano attualmente. Le misurazioni sull'abbondanza dell'elio e della radiazione residua fornirono una prova abbastanza convincente dell'universo primordiale come risultato finale del big bang. La teoria della relatività generale predice che vi sia un istante nel tempo in corrispondenza del quale, temperatura, densità e curvatura dell'universo sono tutte infinite. Situazione, questa, definibile dai matematici come una *singolarità. Per i fisici, invece, tutto questo significa che la teoria di Albert Einstein a quel punto cessa di valere e non è utile per predire come l'universo ha avuto inizio ma soltanto come lo stesso si è successivamente evoluto. Pertanto, ci si può servire delle equazioni della relatività generale e delle osservazioni dei cieli per farsi un'idea dell'universo nelle sue primissime fasi di vita ma non sarebbe corretto estendere la descrizione di big bang fino all'inizio.

* Big bang: teoria dell'inizio caldissimo e denso dell'universo secondo la quale, circa 13,7 miliardi di anni fa, la parte dell'universo che possiamo osservare attualmente ebbe un diametro di qualche millimetro soltanto. Oggi, l'universo è enormemente più grande e più freddo ma si possono osservare le tracce di quel periodo primordiale nella radiazione cosmica di fondo a microonde che permea tutto lo spazio.

* Singolarità: un punto dello spaziotempo in cui una grandezza fisica diventa infinita.


12/08/2014 11:22:00 AM

Sotto l'albero, un computer in provetta

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"Ogni uomo considera i limiti della propria visione personale come i limiti del mondo"
(Arthur Schopenhauer)

di Andrea Sicco

Duecento ricercatori, molti dei quali computer scientist, fisici, chimici e biologi, si ritrovarono in un'aula dell'Universita' di Princeton per un primo incontro sui "Dna computers". Nel gruppo c'era anche Leonard Adleman, teorico dell'informatica all'Universita' di California a Los Angeles.
Da anni, per superare i limiti fisici imposti dall'uso di materiali come il silicio, usati per fabbricare la struttura degli attuali microchip, si stava esplorando la possibilità di ricorrere a sostanze diverse, alternative, possibilmente migliori, sostanze biologiche. Adleman assemblò un primo computer in provetta, battezzato "TT 100", dove TT significa "Test Tube" e la cifra accanto specifica, corrisponde alla quantità di fluido impiegato ovvero cento microlitri di molecole di Dna. Tanto per fare un paragone pratico, cento microlitri corrispondono a un quinto del contenuto di una tazzina da te'.

Pensando ai chip e ai fili tradizionalmente presenti negli elaboratori di calcolo, come noi oggi li conosciamo, riesce piuttosto difficile immaginare che da un liquido biologico si possano estrarre una o più cifre risultanti. Adleman, come sempre avviene in questi casi, si ritrovò ben presto circondato dal crescente scetticismo dei colleghi, per l'occasione, giunti a Princeton.

Attualmente sappiamo gestire un flusso di elettroni che si muovono nel circuito seguendo la logica binaria (0/1). Infatti, dall' apertura e dalla chiusura di queste due possibilita' elementari, derivano anche i risultati numerici più complessi.

Facendo ricorso al Dna, si sintetizzano delle molecole della doppia elica secondo particolari sequenze, ponendole poi insieme (in provetta) per la reazione. La sequenza risultante rappresenta la risposta ottenuta. In tal modo, entrano in gioco le unita' chimiche e non più le unita' elettriche.
Inoltre, questa nuova prospettiva, non pone alcun problema bioetico anche perchè le catene di Dna impiegate sono prodotte artificialmente e non vengono estratte dalle cellule di qualche essere vivente.
Il "TT 100" di Adleman è considerabile come l'embrione della nuova generazione di Dna computer, miliardi di volte piu' efficiente di una macchina convenzionale e, per immagazzinare le informazioni, con spazi infinitesimali rispetto a quelli odierni, parallelo nel funzionamento e in grado, con alcuni miliardi di molecole di Dna, di effettuare un numero di operazioni molto più elevato di quello realizzabile da tutti i computer del mondo (al silicio o all' arseniuro di gallio) collegati fra loro.
Il "Dna computer" si presterebbe meglio, infatti, più al lavoro di immagazzinamento e reperimento delle informazioni che in operazioni in cui risulta fondamentale la velocità di calcolo. Da simili considerazioni nacque l' idea di ibrido, dei "computer ibridi" (metà silicio e metà Dna) al fine di ottenere da ognuno, il meglio delle rispettive potenzialità.

Attualmente, il transistor è una componente elettronica con la funzione di regolare il flusso di elettroni in un determinato circuito integrato, funzionando da amplificatore e interruttore. Il "transistor biologico", invece, rappresenta il primo prototipo di ricerca o primo passo verso quelli che saranno i "computer viventi", sistemi ibridi basati su circuiti integrati a base di Dna e su funzione dei geni.
Questa seconda tipologia e generazione di nuovi transistor opera mediante la molecola della vita che controlla il flusso della proteina Rna polimerasi lungo un filamento di Dna e permette di eseguire "calcoli" all’interno di cellule viventi per registrare, tanto per fare un esempio, quando le cellule stesse sono esposte a determinati stimoli esterni, per accenderne o spegnerne la riproduzione. Nominato "trascrittore", il circuito è stato realizzato all’interno di un batterio, combinando fra loro geni in modo da controllare il flusso della proteina lungo un filamento di Dna. Due geni codificano i flussi in entrata mentre un gene codifica quelli in uscita, i primi sono enzimi in grado di tagliare frammenti di Dna e invertirli. Quando il frammento di Dna da invertire significa "stop", nel momento in cui viene invertito, cambia significato. In tal caso risulta possibile impartire determinati comandi ad una cellula.
Per costruire bio-computer all'interno di una varietà di organismi biologici, si devono selezionare enzimi in grado di funzionare implementati in batteri, funghi, piante ed animali. Il transistor biologico o "transcriptor", assolve alla funzione di "porta logica" simile a quelle utilizzate nei tradizionali ed attuali elaboratori di calcolo, basate cioè sulla logica booleana, in cui i valori 1 e 0 assumono il significato di vero o falso: rispondendo "vero" la porta si apre, con "falso" si chiude. Si riesce ad impartire ordini alla cellula e farle quindi eseguire operazioni mediante una logica differente, quella booleana, ottenendo anche una buona amplificazione del segnale ottenuto. Le porte logiche ovviamente non costituiscono autonomamente un cosiddetto "computer biologico". Il "Boolean Integrase Logic Gates" è un sistema di porte logiche basate su un transistor biologico che implementa i calcolatori all'interno delle cellule per programmarle in modo che possano tener traccia dell'esposizione a un particolare stimolo ambientale, come già menzionato, per accendere o spegnere la riproduzione cellulare a comando ecc... Nell'analogo biologico si può già immaginare il Dna come un circuito e la molecola di *Rna polimerasi come degli elettroni, il cui flusso lungo il Dna è controllato dal transistor biologico "transcriptor".

*Rna polimerasi: enzima che sintetizza catene di Rna a partire dal Dna.

Nel dattaglio, il fulcro del "transcriptor" è costituito da una classe di enzimi che media la ricombinazione del materiale genetico in diversi costrutti. Proteine utilizzabili per esercitare una sorta di "controllo digitale" sul flusso della Rna polimerasi sul Dna e quindi per creare degli analoghi delle porte logiche che, in elettronica, sono circuiti in grado di realizzare operazioni con implementata la logica booleana; sistemi che danno risultati in uscita (output), a partire da più segnali in ingresso (input). S'inducono cambiamenti nel genoma della cellula mediante enzimi che, a loro volta, determinano delle variazioni nelle attività cellulari, rivelate attraverso la produzione o meno di un trascritto o di una proteina. Dai dati di input (informazioni in entrata) si riesce a programmare la cellula perché effettui, o meno, una determinata attività. Apportando, per esempio, variazioni alla concentrazione di questi enzimi si riesce a controllare il flusso della polimerasi lungo il Dna. Eseguendo più tentativi sull'organizzazione dei diversi componenti (geni, promotori e interruttori della trascrizione, siti di riconoscimento degli enzimi stessi) si possono creare diverse porte logiche come la costruzione dei "plasmidi" corrispondenti a tante porte logiche di cui si può testare il funzionamento, confrontando i dati ottenuti (l'espressione variabile dell'output, in questo caso una proteina fluorescente) con quelli attesi. Ci preme ricordare che un circuito biologico così costituito, si rivela adatto a produrre segnali con buon livello di amplificazione.
Per quanto riguarda questo tipo di sperimentazione, non s'intravedono applicazioni commerciali in tempi brevi anche perchè, ed è giusto ricordarlo, attualmente tutto si svolge nei laboratori e nei centri di ricerca. Una delle più grandi difficoltà che si parano sulla strada di un elaboratore di calcolo a base organica è il mantenimento della base organica stessa, la quale non può "accontentarsi" di corrente elettrica ma necessita di fluidi nutritivi. Inoltre, essendo una struttura a base biologica, presenta tutti i limiti della materia vivente (deperimento e morte). Una possibile soluzione sarebbe quella di modificare una struttura vivente tramite l'applicazione dell'ingegneria genetica, eseguendo la progettazione di una struttura biologica artificiale in grado di crescere e rigenerarsi indefinitivamente. Tutto questo permetterebbe di coltivare tessuti artificiali dedicati all'elaborazione dati (rete neurale). Il vantaggio di strutture biologiche è il grado superiore di connettività tra unità elaborative (neuroni) al fine di risolvere problemi non gestibili dagli attuali elaboratori elettronici.

Per concludere, un analogo biologico dei computer potrebbe dare la possibilità di inserire una grande quantità di programmi esecutivi all’interno di una cellula per registrare, per esempio, tanto la quantità di un inquinante quanto l'avanzamento di un processo degenerativo.


12/01/2014 11:11:00 AM

ALASSIO, ANCORA PIOGGIA ?

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Il campanile della chiesa "Madonna degli Angeli" di Alassio nel 1887

Il campanile della chiesa "Madonna degli Angeli"
 (con l'osservatorio dell'Istituto "Don Bosco" di Alassio) attualmente

Aggiornamento dall'osservatorio meteorologico dell'Istituto "Don Bosco"

Direttore responsabile: Prof. Don Natale Tedoldi, per 27 anni anche Preside e Docente di Scienze del Liceo.
Il Salesiano segue direttamente l'osservatorio che sovrasta l'Istituto, essendo collocato nel locale all'apice della torre meteo (un tempo il campanile della chiesa), dall'anno 1975.

La premessa: "Quelle delle due prime settimane di novembre, per Alassio, sono state giornate eccezionali... una tale concentrazione di pioggia, e in così poco tempo, non accadeva da più di 30 anni".

Il resoconto: Sabato 15 novembre 2014 sono caduti 169,2 mm. (quasi 17 cm.) di pioggia. Attualmente siamo alla seconda decade di Novembre e i millimetri di pioggia caduta, stimati nei primi 17 giorni, sono 408,2 (quasi 41 cm).

Il commento e la previsione: "Aspettiamo la fine del mese e tireremo le somme. Secondo il mio parere, difficilmente si andrà oltre questa cifra perché le previsioni parlano ormai, per i prossimi giorni, di Alta Pressione. Per ora stop alle piogge ma, per la fine del mese, previsti nuovi fenomeni temporaleschi. Alassio ha vissuto comunque una brutta avventura, senza esserne abituata".



Nella foto: un pluviografo, strumento in dotazione ad un osservatorio che ha una lunghissima storia, con strumenti ancora meccanici ma perfettamente conservati, funzionanti e scientificamente affidabili.


MESE: NOVEMBRE 2014

PIOGGIA:
totale mensile mm. 459,4 (circa cm. 46 di pioggia in un mese, considerando che la media annuale per la nostra città supera di poco i cm. 70)
Valori decadali nell'arco del mese:
Nella prima decade: mm. 143,2
Nella seconda decade: mm. 255,0
Nell'ultima decade: mm. 61,2
Quindi, si evince che le maggiori precipitazioni si sono verificate nella seconda decade. Il giorno 15 novembre la quantità di pioggia caduta in 24 ore è di mm. 159,2 (circa cm. 16 di pioggia in un solo giorno)

PRECIPITAZIONI DI NOVEMBRE DEGLI ANNI PRECEDENTI (DALL'ANNO 1975):
Anno 2014: mm. 459,4 di pioggia
Anno 2009: mm. 203,0 di pioggia
Anno 2002: mm. 251,6 di pioggia
Anno 2000: mm. 412,8 di pioggia
Negli anni precedenti al 2000 non furono mai raggiunti i mm. 200 di pioggia
Nell'anno 1981: mm. 0,0 di pioggia

PRESSIONE MEDIA:
mensile: mmHg. 756,4
15 novembre: mmHg. 748,6 (la media giornaliera più bassa di tutto il mese)

UMIDITA' MEDIA:
mensile: 76%
Nella prima decade: 77%
Nella seconda decade: 78%
Nella terza decade: 73%
Il 15 novembre: 100%

TEMPERATURA MEDIA:
mensile: 16,3 °C
Nella prima decade: 17,4 °C
Nella seconda decade: 15,4 °C
Nell'ultima: 16,1 °C

GIORNI SERENI:
10

GIORNI COPERTI:
12

ELIOFANIA:
totale: ore 102,9
media giornaliera: ore 3,4 di sole
Nella prima decade: ore 3,8
Nella seconda decade: ore 4,4
Nell'ultima decade: ore 2,2

11/21/2014 11:19:00 AM

Genova, RELAZIONE AL DDL 293 - SOTTOTETTI

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Relazione di minoranza al D.D.L. n° 293 "Modifiche alla Legge Regionale 6 agosto 2001, n° 2 (Recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti) e alla Legge Regionale 6 giugno 2008, n° 16 (Disciplina dell’attività edilizia)".

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla costituzionalità di questa legge, con il pronunciamento del 12 febbraio del 2014, si è potuto lavorare più serenamente su questa proposta di modifica. E bene ha fatto la Commissione a sospendere i lavori alla fine di gennaio, su istanza anche del Gruppo di Forza Italia. Dispiacciono le parole del consigliere Capurro che attribuisce al gruppo di Forza Italia, ed in particolare ai Consiglieri Bagnasco e Melgrati, un ruolo marginale sulle modifiche a questa legge. L'assessore e gli uffici ben sanno che la storia di questa Legge Regionale è stata scritta diversamente.
Il testo di legge, così come approvato in Commissione, su proposta dall’assessore, e come emendato, è sicuramente migliorativo di quello presentato in precedenza, suscitando le nostre perplessità come Gruppo di Forza Italia e quelle di tutte le categorie audite in Commissione. E’ stato fatto tesoro di molti suggerimenti, in special modo quelli arrivati dagli avvocati amministrativisti che ogni giorno "misurano" sul campo gli effetti di questa legge e le contestazioni del Tribunale Amministrativo Regionale che, comunque, dopo il dettato nazionale del "Decreto del Fare" sulle distanze dai fabbricati, ha sensibilmente modificato l’orientamento.
Anche se la Corte Costituzionale non è entrata nel merito perché "non possono avere ingresso nel giudizio incidentale di costituzionalità questioni motivate solo per relationem, dovendo il rimettente rendere esplicite le ragioni per le quali ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione sollevata". Infatti, mentre in pendenza della sentenza potevano esservi dubbi interpretativi, all’indomani della sentenza stessa, la legge Regionale 24/2001 era tornata nella sua piena operatività.
Non solo, nelle motivazioni della difesa della legittimità e costituzionalità della legge, da parte dell’avvocatura regionale, ribadita nelle motivazioni della sentenza da parte della Corte Costituzionale, si trovano i fondamenti per ribadire la legittimità della legge. Infatti, con atto depositato il 16 luglio 2013, era intervenuta in giudizio la Regione Liguria, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sollevata fosse dichiarata inammissibile e comunque infondata. La Regione Liguria, in merito alla asserita violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia penale, osservava che le norme integratrici della fattispecie penale – ordinariamente proprie dei Comuni, attraverso i loro strumenti urbanistici – possono essere integrate da norme di settore provenienti anche dal legislatore regionale, secundum legem. La difesa regionale rilevava che le disposizioni censurate si riferiscono ad interventi edilizi che, nella misura in cui non comportano la demolizione e ricostruzione dell’edificio, sono qualificabili come interventi di ristrutturazione edilizia «pesante» ammessi dalla citata disciplina statale e non quali interventi di nuova costruzione, come erroneamente ritenuto dall’ordinanza di rimessione.
Mentre in pendenza della sentenza potevano esservi dubbi interpretativi, all’indomani della sentenza stessa, la legge Regionale 24/2001 è tornata nella sua piena operatività. Questa modifica alla Legge Regionale 24/01 mette ordine anche sulle interpretazioni che i funzionari degli uffici comunali davano arbitrariamente a una legge che è sempre stata legittima. Quindi, da domani, a maggior ragione (ma già oggi era così), qualunque rinvio o omissione da parte di uffici tecnici di Comuni liguri che si rifiuteranno di applicare la legge "in toto" è da considerare "abuso d’Ufficio", perseguibile penalmente e con richieste danni da parte degli operatori privati.
Stupisce che solo la legge della Regione Liguria, peraltro simile a quelle presenti e operanti nelle maggiori Regioni italiane, sia stata messa in discussione. Ad essere stato messo in discussione, con il ricorso della Procura della Repubblica di Savona, è il concetto di modesto incremento previsto dal Testo Unico che, comunque, definisce come nuova costruzione gli interventi definiti all’art 3 comma 1 lettera e 6, gli interventi pertinenziali che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale. Quindi, parrebbe che il limite della ristrutturazione edilizia sia fissato dalla normativa nazionale sotto la soglia del 20%, e nella presente legge, con il richiamo alla Legge Regionale 16 del 2008, questo parametro viene codificato. Peraltro, già la Legge Regionale 16 del 2008 indicava appunto, come limite alla Ristrutturazione Edilizia, l’incremento di volume non superiore al 20%. Quindi, si è operato in coerenza con la legge base dell’edilizia Regionale, la 16/08.
Dovendo operare una Genesi di questa Legge, nella sua iniziale formulazione, troppo "piegata" alle sentenze (poche invero, rispetto al numero di interventi in Liguria), il rischio era quello di stravolgere una buona legge, approvata dalla Giunta di Centro-Destra del Governatore Sandro Biasotti che ha dato notevoli opportunità di lavoro e ha consentito di recuperare unità immobiliari ai cittadini senza consumo del territorio.

E allora andiamo ad esaminare le criticità eliminate nel presente testo:
In particolare, il limite del 10% per l’incremento volumetrico per il recupero del sottotetto appariva fortemente limitativo, come già sottolineato sia dal CAL(Consiglio delle Autonomie Locali) nell’esame della proposta di Legge Regionale che ha proposto il limite del 20%, sia dai rappresentanti di Forza Italia in Commissione; d’altronde sarebbe stato ipotizzabile omologare questo parametro con la quota percentuale massima di incremento prevista dalla Legge Regionale n° 16 come limite per la ristrutturazione edilizia e cioè il 20%, conforme alla norma del Testo Unico per l’Edilizia di rango nazionale, come infatti avvenuto.
Come il valore della monetizzazione dei parcheggi, legata al solo valore di mercato, risultava penalizzante, in un momento di forte contrazione della domanda e di crisi acuta del settore edilizio, bene ha fatto il legislatore Regionale, anche su sollecitazione degli auditi, ad introdurre un parametro massimo, cioè "l'obbligo di versamento al Comune di una somma equivalente al valore di mercato di un parcheggio pertinenziale di superficie pari a 12,50 metri quadrati".
Anche l’introduzione dell’altezza media di metri 2, con una altezza minima di metri 1, appariva una forzatura, sempre determinata dal concetto di aumentare il volume il meno possibile, per assecondare teorie del Tribunale Amministrativo Ligure, non suffragate comunque da sentenze definitive passate in giudicato. Inoltre, il limite di 2 metri non veniva specificato come limite inferiore, suscettibile di miglioramento in altezza, ma pareva parametro assoluto. Come appariva di difficile, e contorta applicazione, la norma di cui all’eliminato comma 8 sul limite delle altezze di gronda e di colmo, troppo restrittivo se declinato con l’incremento volumetrico massimo del 10%.
La perplessità maggiore era destata poi dal calcolo dell’incremento in altezza, calcolato al doppio della distanza intercorrente tra la linea di gronda e l’estradosso delle bucature esistenti, collocate al livello più alto dell’edificio, e comunque non oltre metri 1. Questi parametri avrebbero sancito, di fatto, la morte e l’inapplicabilità di questa legge, una delle migliori mai scritte in Liguria.
Ma, nel frattempo, è accaduto un fatto nuovo che ha consentito una visione nuova di tutto il problema, con particolare riferimento alle distanze dai confini e dai fabbricati. Il D.L. del "Fare", convertito dalla Legge n.98 del 9.08.2013 all'art.30, consente espressamente alle Regioni di prevedere con proprie Leggi e Regolamenti, disposizioni derogatorie al D.M. dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e di dettare disposizioni sugli spazi da destinare a insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attività collettive, al verde e ai parcheggi, nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici. Infatti l’art. 30 recita: 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 22, comma 6 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, al medesimo decreto sono apportate seguenti modificazioni: dopo l'articolo 2 è inserito il seguente: «Art. 2-bis (L) (Deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati). - 1. Ferma restando la competenza statale in materia ordinamento civile con riferimento al diritto di proprietà e alle connesse norme del codice civile e alle disposizioni integrative, regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogato al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n.1444… E' necessario, quindi, che la Regione Liguria provveda, con la massima urgenza, avevo a dichiarare alla data della entrata in vigore della Legge di conversione del Decreto, ad adeguare il sistema normativo urbanistico regionale, oggi frutto di censure, dubbi interpretativi ed applicativi circa le attuali previsioni in tema di distanze tra i fabbricati in relazione alle, fino ad oggi ritenute inderogabili, previsioni del D.M. 1444/68 che hanno generato un notevole contenzioso sia per quanto concerne la Legge dei Sottotetti, sia per quanto riguarda il "Piano Casa". In particolare, si potrà intervenire sia sulla Legge 24/2001 sia sulla Legge relativa al "Piano Casa", prevedendo che le attuali disposizioni derogatorie, in tema di distanze, considerate incostituzionali, perché in deroga al D.M. 1444/68, possano avere piena efficacia in virtù delle richiamate nuove previsioni di cui al Decreto Legge "del Fare". La Regione Liguria deve cogliere l'occasione di intervenire al più presto al fine di dare certezze agli operatori economici.
Come avevo già avuto modo di ricordare, in un momento di grave crisi per il settore dell’Edilizia che ha visto, negli ultimi 3 anni, la nostra regione perdere 7 mila posti di lavoro, con pesante calo degli investimenti nel comparto edile, con un -37% nei lavori pubblici e un -59% nell’edilizia privata, sono diminuiti anche gli operai iscritti alla cassa edile (1.500 negli ultimi 4 anni solo a Genova). Con oltre 3.000 licenziati negli ultimi due anni nelle imprese liguri, vi è stata una riduzione del 3,23% delle imprese iscritte ed il settore presenta un altissimo numero di imprese fallite o in amministrazione controllata, il 20% del totale rilevato nel 2012 dalla Camera di Commercio: è quindi necessario mettere in atto tutto quanto possibile per venire incontro alla filiera dell’edilizia. Per questi motivi, è assolutamente importante, ed è stato corretto, anche se tardivo, recepire le IMPORTANTISSIME novità introdotte con la conversione in Legge del Decreto cosiddetto "del Fare", modificando quindi la Legge Regionale 6 giugno 2008 N. 16 "DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ EDILIZIA" coordinata con la Legge Regionale 5 aprile 2012 N. 9, ma non solo, andando a introdurre Deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati, con particolare riferimento alla Legge dei Sottotetti.

La novità più interessante di questa Legge che siamo chiamati ad approvare oggi è il rinvio ai Comuni per una disciplina del recupero dei sottotetti che potrà introdurre modifiche in senso più restrittivo o ampliativo della norma di rango regionale. Di grande interesse la possibilità dei Comuni di estendere gli effetti della legge 24 del 2001 agli edifici esistenti fino all'approvazione della presente Legge di modifica della 24/01, (data di pubblicazione sul BUR di questa Legge). Come importante è l’eliminazione dal testo della legge del richiamo alla Ristrutturazione Edilizia, ripreso solo per definire la categoria di intervento nei limiti del 20% di ampliamento previsti dalla Legge 16/08. Per questi interventi, parrebbe applicabile la norma introdotta dal Decreto del Fare. Per gli interventi eccedenti il 20%, i Comuni possono definire, con variante urbanistica semplificata, le zone dove i sottotetti possono essere recuperati oltre al parametro del 20%, senza obbligo di reperimento dell’indice edificatorio, con la definizione di nuova costruzione, senza cioè le deroghe delle distanze. Altra novità di rilievo è quella dell’estensione della media matematica di m. 2,30 (2,10 per i locali accessori e servizi) ai locali sottotetto esistenti, estendendo la norma di cui alla legge 16/08 che vale per le nuove costruzioni.
Valutiamo positivamente, come gruppo di Forza Italia, l’abbandono di modifiche alle misure minime presenti nella precedente bozza di legge, riportate a m. 1,50 per gli spazi ad uso abitazione e m. 1,30 per quelli ad uso accessorio, con la media di m. 2,30 e di m. 2,10 per i locali accessori; come è positiva la cancellazione del limite del 10% del volume geometrico come percentuale massima di incremento (prevista nel D.D.L. originario), mentre viene inserito il limite dell’altezza massima riferita agli edifici circostanti, quando non prevista nei Piani Urbanistici Comunali. Positivo è il rinvio al Permesso a Costruire se viene modificata la sagoma degli edifici, togliendo responsabilità ai progettisti (in precedenza l’istanza prevista era la D.i.a.). Questa proposta di modifica della Legge dei Sottotetti prevede anche modifiche alla legge 16, con particolare riferimento al Decreto del Fare, per adeguare la Legge 16 alle modifiche introdotte dal Legislatore Nazionale ai vincoli sulle distanze dai fabbricati.
Avevamo sottoposto agli uffici la norma votata e approvata dalla "rossa" regione Emilia Romagna, ritenuta da molti, anche tra gli avvocati della nostra Regione, una norma scritta bene, che recita: "3 bis. In attuazione dell'articolo 2 bis del Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n° 380:
(Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), gli edifici esistenti, che siano oggetto di interventi di qualificazione del patrimonio edilizio esistente, di riqualificazione urbana, di recupero funzionale, di accorpamento ovvero di ogni altra trasformazione espressamente qualificata di interesse pubblico dalla disciplina statale e regionale vigente, possono essere demoliti e ricostruiti all'interno dell'area di sedime o aumentando la distanza dagli edifici antistanti, anche in deroga ai limiti di cui all'articolo 9 del decreto del Ministro dei Lavori pubblici 2 aprile 1968, n.1444, fermo restando il rispetto delle norme del codice civile e della disciplina di tutela degli edifici di valore storico architettonico, culturale e testimoniale di cui all'articolo A-9 dell'allegato della presente legge. Gli eventuali incentivi volumetrici riconosciuti per l'intervento possono essere realizzati con la soprelevazione dell'edificio originario, anche in deroga agli articoli 7, 8 e 9 del decreto ministeriale n. 1444 del 1968 nonché con ampliamento fuori sagoma dell'edificio originario laddove siano comunque rispettate le distanze minime tra fabbricati di cui all'articolo 9 del medesimo decreto o quelle dagli edifici antistanti preesistenti, se inferiori. 3 ter. Le disposizioni di cui al comma 3 bis prevalgono sulle diverse previsioni sulla densità edilizia, sull'altezza degli edifici e sulle distanze tra fabbricati previste dagli strumenti di pianificazione urbanistica comunale".

A volte conviene "copiare" da chi ha già prodotto una norma di legge Regionale scritta bene e chiara. Non si vergogni l’assessore a recepire una norma approvata dall'Emilia Romagna che ha dimostrato la sua validità.
Ci è stato assicurato dall'Assessore all'Urbanistica Cascino che, entro la fine dell’anno, si interverrà in questo senso anche sulla Legge Regionale Urbanistica, la n. 36 del 1997. Per ora, ci accontentiamo delle modifiche introdotte alla Legge Regionale 16, in particolare all’art. 7 che recita: a modifica degli articoli 10, 18 e 78 della l.r. 16/2008) Alla lettera f) del comma 2 dell’articolo 10 della l.r. 16/2008 e successive modificazioni ed integrazioni, le parole: "in deroga ai parametri urbanistico edilizi" sono sostituite dalle seguenti: "senza applicazione dell’indice edificatorio" e al comma 1 dell’articolo 18 della l.r.16/2008 e successive modificazioni ed integrazioni, prima delle parole: "Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente", sono inserite le seguenti: "In attuazione dell’articolo 2 bis del d.p.r. 380/2001 e successive modificazioni ed integrazioni". Al comma 3 dell’articolo 78 della l.r. 16/2008 e successive modificazioni ed integrazioni, dopo le parole: "Negli interventi di nuova costruzione e", sono inserite le seguenti: "negli interventi di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di sostituzione edilizia".

Siamo contenti che sia stato approvato in Commissione, e quindi parte integrante del testo di Legge, l’emendamento proposto dal nostro gruppo che prevede l’altezza di m. 1,40 invece che m. 1,50 per la definizione della altezza minima del sottotetto esistente come requisito per la trasformazione. Questo perché molti Comuni hanno introdotto, nei propri regolamenti, altezze inferiori a m. 1,50, e l’altezza di m. 1,40 appare più aderente alle indicazioni che vengono dai Comuni.

Come riproponiamo in aula l’emendamento al comma 2 dell’articolo 1 della l.r. 24/2001, circa dell’eliminazione della parola "legittimamente" in relazione agli edifici esistenti alla data di entrata in vigore della Legge, così come modificata. Infatti, negli edifici antichi, è difficile verificare la legittimità di questi volumi. Per il nostro gruppo la definizione "edifici esistenti" è più che sufficiente e esaustiva per evidenziare gli immobili che possono usufruire della legge".
Il Comma 2 potrebbe essere così riformulato: "Si definisce sottotetto, ai fini dell’applicazione della presente legge, il volume sovrastante l'ultimo piano degli edifici (Canc. legittimamente) esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, anche se legittimato sotto il profilo urbanistico-edilizio entro la data di presentazione della DIA obbligatoria o della richiesta di permesso di costruire di cui all’articolo 2, comma 5, che sia compreso nella sagoma della copertura costituita prevalentemente da falda inclinata, il quale: …omissis…"

Così come riproponiamo un emendamento all'Articolo 2 (Interventi di recupero) che recita: "Gli interventi di recupero dei sottotetti, come definiti all'articolo 1, comma 2, sono assentibili nel rispetto delle disposizioni di seguito stabilite. Tali interventi non possono comportare la demolizione e la ricostruzione dell’edificio e non sono cumulabili con gli ampliamenti consentiti dagli strumenti urbanistici comunali".

Infatti, riteniamo che la demolizione e ricostruzione sia assentibile per i motivi legati anche all’adeguamento sismico degli edifici. Non si capisce per quale motivo i privati debbano ricorrere ad espedienti quali farsi rilasciare il recupero del sottotetto con un progetto con Dia o con Permesso a Costruire, a seconda della tipologia di intervento, e poi, una volta legittimato il recupero, operare in variante per l’eventuale demolizione e ricostruzione. Quindi l’ articolo 3 (del DDL n. 293) che sostituisce l’articolo 2 della l.r. 24/2001 potrebbe essere così emendato:…omissis … Tali interventi non possono comportare la demolizione e ricostruzione dell’edificio (inserire: ameno che l’edificio non venga ricostruito con la stessa sagoma e sedime con l’aggiunta del recupero del sottotetto).

Per concludere, il recepimento del Decreto del Fare sulle distanze dalle costruzioni, l’estensione del limite temporale della legge all'approvazione della stessa, quindi dal 2001 al 2014, la possibilità di recuperare i sottotetti oltre la soglia del 20% del volume come nuova costruzione senza indice, sono le novità sicuramente qualificanti e positive di questa legge. Le premesse non erano positive, infatti, il testo originario della modifica della Legge 24, predisposto dalla Giunta, da noi ferocemente contestato, risultava troppo appiattito nei confronti dell’orientamento del Tar della Liguria, orientamento peraltro non ancora confermato da nessuna sentenza di rango superiore. Sicuramente il Decreto del Fare e i nuovi orientamenti giurisprudenziali anche del Tar della Liguria, conseguenti alla nuova norma di rango nazionale, hanno determinato un’inversione di tendenza che ha portato a questo testo di legge, teso a fare chiarezza e ad eliminare, per quanto possibile, i contenziosi legali.
Grande contributo è stato dato dalle audizioni dei tecnici del settore, in particolare dagli Avvocati Amministrativisti ma anche dagli Ordini e Collegi professionali che, con interessanti proposte, hanno contribuito a emendare e migliorare questa legge. Rimane aperto il nodo e la perplessità segnalata, anche dagli avvocati amministrativisti, sulla impossibilità di applicare la Legge dei Sottotetti e la contemporanea demolizione e ricostruzione di fabbricati...
Oggi, abbiamo portato in Consiglio regionale questi argomenti e questi emendamenti, cercando di far approvare dall’assemblea questa norma di buon senso.
Rimane da capire quali saranno gli effetti della revisione di questa Legge sugli indirizzi interpretativi allegati alla delibera della Giunta Regionale, la DGR 1662 DEL 20/12/2013, in modo da rendere coerente questi indirizzi con la definizione di nuova costruzione di cui alla LEGGE REGIONALE 6 GIUGNO 2008 N. 16 "DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ EDILIZIA" - COORDINATA CON LA LEGGE REGIONALE 5 APRILE 2012 N. 9 in vigore. Infatti, questi indirizzi interpretativi allegati a questa delibera di giunta sono in contrasto con la Legge Regionale 24/01 e con questa modifica in approvazione oggi. Se si ammette poi che gli interventi sono interventi che prevedono un recupero del sottotetto con una quota di volume inferiore al 20% del volume totale del fabbricato, come in effetti è accaduto, come prevede il comma f) dell’art.10 che disciplina la Ristrutturazione Edilizia della LEGGE REGIONALE 6 GIUGNO 2008 N. 16, al titolo DISCIPLINA DELL’ATTIVITÀ EDILIZIA COORDINATA CON LA LEGGE REGIONALE 5 APRILE 2012 N. 9,che recita: gli ampliamenti diversi da quelli di nuova costruzione di cui all’articolo 15 e, quindi, entro soglie percentuali predeterminate dalla disciplina urbanistica in deroga ai parametri urbanistico-edilizi, la cui entità, espressa in superficie agibile (S.A.) o volume come definito dallo strumento urbanistico, non può eccedere il 20 per cento del volume geometrico di cui all’articolo 70 [1], gli stessi non possono essere definiti nuova costruzione, anche ai fini della verifica sismica dei Cementi Armati. Se il nuovo tetto prevede un innalzamento della quota d'imposta perimetrale superiore ad 1,00 metro, l'intervento deve essere classificato come intervento locale o di miglioramento.
Ci siamo riservati, come gruppo di Forza Italia in VI Commissione, di modificare il voto di astensione in voto favorevole in Consiglio se questi emendamenti, in seguito alla discussione in Aula, saranno approvati. Diversamente valuteremo il nostro voto su questa modifica alla Legge Regionale 24 del 2001 che, di fatto, rappresenta una attualizzazione, sulla base delle normative intervenute di Rango nazionale (Decreto del Fare) ed un adeguamento di un’ottima legge approvata, ricordiamolo sempre, dalla Giunta di centrodestra del Presidente Sandro Biasotti, una legge che ha dato buoni frutti in termini quantitativi e qualitativi, di risposta ai bisogni dei cittadini e di volano per una filiera come quella dell’edilizia che, più di altre, mostra i limiti imposti dalla crisi economica, per un settore sempre più vessato da tasse sulla casa e gabelle, non ultima la rivalutazione del Catasto e l'assurda proposta di rivalutare ancora le rendite catastali, imposte dagli ultimi governi, dopo che il Presidente Silvio Berlusconi aveva eliminato la iniqua tassazione sulla prima casa, surrettiziamente riproposta sotto mentite spoglie. Una buona legge (la 24/2001) che oggi ha bisogno solo di essere aggiornata e migliorata, per evitare l’impasse dato dall’interpretazione "diversa" dei funzionari dei Comuni e le impugnative al Tar su singoli progetti che, peraltro, con una sentenza di Luglio, ha sancito la bontà della legge, modificando l’orientamento precedente, anche in seguito all’approvazione del Decreto del Fare.

Rimaniamo in attesa delle modifiche urgenti necessarie per rendere attuale, alla luce delle disposizioni contenute nel Decreto del Fare e nel testo del Decreto Sblocca Italia, una volta convertito in legge, anche la Legge Urbanistica Regionale, quella Legge 36 del 1997 che, passati i 15 anni di età, è anch'essa bisognosa di una revisione e di un aggiornamento.

Marco Melgrati
Capogruppo di Forza Italia

11/05/2014 08:02:00 PM

Genova, l'Ordine del Giorno che impegnerà la Regione

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Proposta dal capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati la modifica della delibera sugli interventi di nuove costruzioni ai fini dell’adeguamento sismico.

Melgrati precisa: "la Delibera Regionale con l’allegato che disciplina l’adeguamento sismico per le nuove costruzioni è in contrasto con la Legge Regionale 16/2008 e con la Legge dei Sottotetti".

A margine dell’approvazione della modifica alla Legge dei Sottotetti, è stato approvato l’Ordine del Giorno proposto dal Capogruppo di Forza Italia Marco Melgrati che impegna la Giunta Regionale a modificare la delibera n° 1662 del 12/2013 per meglio disciplinare gli interventi di nuove costruzioni ai fini dell’adeguamento sismico: "infatti, questi indirizzi interpretativi, allegati a questa delibera di Giunta, sono in contrasto con la Legge Regionale 24/01 e con questa modifica in approvazione oggi; se si ammette poi che gli interventi sono interventi che prevedono un recupero del sottotetto con una quota di volume inferiore al 20% del volume totale del fabbricato, gli stessi, non possono essere definiti nuova costruzione, anche ai fini della verifica sismica dei Cementi Armati; se il nuovo tetto prevede un innalzamento della quota d'imposta perimetrale superiore ad 1,00 metro ma l'intervento è fino a mt. 1,50, tutto questo dev'essere classificato come intervento locale o di miglioramento".

"Avevo già scritto all’Assessore Regionale Cascino e al Dirigente della Provincia di Savona per lamentare questa incongruenza tra le Leggi Regionali e il dettato dell’allegato a questa Delibera della Giunta Regionale, ottenendo risposte quantomeno evasive. Il fatto che questo ordine del giorno sia stato votato anche da tutta la Giunta, mi fa ben sperare sull’esito di questa vicenda che ha, di fatto, bloccato interventi di recupero del sottotetto, sotto il profilo dell’adeguamento sismico, per interventi da 1 metro a m. 1,50 di incremento di altezza. Adesso monitoreremo i lavori della Giunta per arrivare ad ottenere un provvedimento che consenta di equiparare questi interventi, previsti come ristrutturazione edilizia, dal punto di vista della normativa sismica, con la classificazione prevista come intervento locale o di miglioramento e non come nuova costruzione".

Genova, 04/11/2014

11/05/2014 11:33:00 AM

ALASSIO, SEMINARIO TECNICO ON-LINE

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Prossimamente, previa iscrizione gratuita on-line degli interessati, ALASSIO iTEK organizzerà un seminario tecnico dal tema:


ANALISI SISMICA
DEI FABBRICATI ESISTENTI


Alcuni edifici esistenti, adeguati alle nuove normative da parte dello studio ing. Sicco & Partners, saranno sottoposti ad analisi statica e dinamica lineare e non lineare (metodo Pushover).

Al simulatore, Andrea Sicco mostrerà e spiegherà in tempo reale, ai tecnici partecipanti e a quelli connessi a distanza, i risultati ottenuti da calcolo e le possibili conseguenze da vibrazione sismica.

Per concludere, i fenomeni risultanti verranno ulteriormente amplificati per evidenziare ipotetici e previsti collassi strutturali. Dopo due ore, ci sarà spazio per le domande e per un dibattito sul tema trattato.


In caso di superamento del numero massimo fissato di 25 iscritti in sede, il seminario si svolgerà presso l'auditorium dei Salesiani di Alassio (se disponibile).


10/23/2014 04:32:00 PM

IL COSTO DEL RITARDO DIGITALE

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La risposta del Governo:
banda larga su tutto il territorio italiano
entro il 2015

di Andrea Sicco

L'Unione Europea ha fissato un calendario per arrivare nel 2020 a 30 mega in ogni abitazione e a 100 mega per almeno la metà degli abitanti.



In Italia, le aziende di telecomunicazioni non sono ancora riuscite a fare investimenti omogenei per rendere moderna la rete. La spesa maggiore, poi, è stata indirizzata verso aree più popolate e redditizie. Non a caso, infatti, la fibra ottica* è arrivata prima a Milano, dove la clientela che la richiede è anche in condizione di pagare adeguatamente il servizio.

Attualmente, la fibra ottica raggiunge alcune aree metropolitane come Milano, garantendo il massimo dell'efficienza di connessione. Il resto del Paese usufruisce di una banda larga* con velocità rilevate che si attestano attorno ai 2 mega e poco più. Le connessioni risultano essere più veloci in Lombardia, Lazio e Puglia, regioni italiane in cui gli abitanti utilizzano, già da tempo, la banda larga. In Basilicata, al contrario, il 9% della popolazione non possiede tale servizio. La percentuale sale al 10 in Calabria e al 18 in Molise. Piemonte, Veneto e Toscana, soprattutto nell'entroterra collinare e montano (rifugi ecc...), risultano essere parzialmente scoperte.

In Liguria, la situazione è la seguente:


Popolazione Residente (milioni): 1,565

Copertura:
Banda Larga (ADSL): 91,9%
Banda Larga (solo wireless) (*): 5,0%
Divario digitale (**): 3,1%

(*) disponibile solo copertura mobile 3G/4G
(**) velocità di connessione inferiore a 2Mbps
Con riferimento alla popolazione residente regionale (1,565 milioni), il 91,9% risulta coperto da banda larga da rete fissa in tecnologia ADSL; a questa va sommata una ulteriore quota pari al 5% di copertura solo da connessione wireless. Il restante 3,1% rimane in digital divide, ovvero con disponibilità di velocità di connessione inferiore a 2Mbps.

Gli operatori offrono una banda larga con velocità da 7 mega ma l'Osservatorio Sos Tariffe rivela in realtà che, mediamente, ci si ferma a 4 mega in fase di scaricamento di un allegato da e-mail o di un file multimediale da Internet (video, ecc...) Secondo quanto verificato da noi, occorrerebbe meno tempo per il caricamento di una foto su di una pagina di un social network che per gestire la propria casella di posta elettronica. E' risaputo che le linee di connessione italiane sono obsolete e hanno una qualità più bassa delle reti di altri Paesi europei, così come è accertato che, con l'utilizzo dell'alternativa del segnale wireless (connessioni di rete senza i fili), subentra il problema della saturazione. Si raggiunge cioè il livello di saturazione quando si supera un certo numero di dispositivi collegati, causando insufficienza del servizio per chi, in quel momento, lo richiede. Anche per tali ragioni è quanto mai necessario puntare su reti più efficienti e moderne.

Le imprese italiane puntano molto sulle esportazioni e l'utilizzo di connessioni lente, rende difficile l'organizzazione di videoconferenze con i soci stranieri, la gestione degli ordini, il controllo degli archivi e dei magazzini. Tutto questo sfugge soprattutto a chi non opera nel settore.
Il Censis ha calcolato che il ritardo digitale ci costa 10 milioni di euro al giorno per minori investimenti nella rete e nei servizi innovativi. Per quanto riguarda il settore dell'e-commerce, le vendite online valgono, nel nostro Paese, 12,2 miliardi di euro contro i 45 miliardi di euro della Francia. Inoltre, si stima che per ogni 1000 nuovi utenti della banda larga si possano creare 80 nuovi posti di lavoro. Il nostro Paese è in ritardo. Un ritardo che causerà la mancata assunzione di giovani diplomati, laureati e specializzati nel digitale, costretti a cercare impiego altrove. Giovani formati in Italia per fare la fortuna di quei paesi in grado di retribuirli adeguatamente, rendendoli però produttivi.

Per concludere, con il servizio della banda larga si scaricano velocemente video e si comunica in tempo reale con Skype. Non è un caso, quindi, che il Web sia sempre più sinonimo anche di multimedialità. Il vantaggio risiede soprattutto nel fatto che più utenti, nello stesso istante, riescono a svolgere più attività contemporaneamente senza intasare il collegamento. Sempre più atenei universitari offrono corsi a distanza e, negli Stati Uniti, sempre più ospedali offrono assistenza online ai malati cronici, inviano risultati di esami clinici effettuati e consultano specialisti prima e durante lo svolgimento di interventi d'emergenza. Anche in Italia ci sono esempi virtuosi come, per esempio, la città di Venezia. Il Comune ha riconosciuto Internet come un diritto per più di 50000 utenti che vi accedono gratuitamente e mediante linee pubbliche.
E' la politica a dover dare le risposte giuste al momento giusto tenendo sempre presente che l'Europa vigila, il mondo digitale non può più attendere.


* Le fibre ottiche sono filamenti di materiali vetrosi o polimerici, realizzati in modo da poter condurre al loro interno la luce (propagazione guidata), e che trovano importanti applicazioni in illuminotecnica, diagnostica e telecomunicazioni.


* Il termine banda larga (broadband), nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni, indica la trasmissione e la ricezione di dati informativi, inviati e ricevuti simultaneamente in quantità maggiore mediante lo stesso cavo o mezzo radio grazie all'uso di mezzi trasmissivi e tecniche di trasmissione che supportano e sfruttano un'ampiezza di banda superiore ai precedenti sistemi di telecomunicazione a banda stretta (narrowband).

10/22/2014 12:14:00 PM

Mobilificio FIORIN - un nostro progetto realizzato nel 1990

Mobilificio FIORIN - un nostro progetto realizzato nel 1990
Centro artigianale e commerciale sito in Leca d'Albenga (Savona), reg. Carrà, via al Piemonte n° 1. Progettista, direttore dei lavori e calcolatore dei cementi armati: Alessandro Sicco

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